Birzeit è una cittadina nelle vicinanze di Ramallah, circondata da una vasta area rurale abitata da molti bambini e ragazzi. Come in tutta la Palestina, bambini e ragazzi vivono una situazione dolorosa, tra l’incudine di una società povera e retriva per certi versi, e il martello dell’occupazione militare israeliana, sempre più drammatica col passare degli anni.
La piaga del lavoro minorile precoce, che produce devastanti effetti psico-fisici sui bambini, e l’uso della violenza fra le mura domestiche e nelle strutture scolastiche, sono due esempi affrontati nelle prime due trasmissioni.
Il ciclo si conclude con una trasmissione dedicata ai centri e alle organizzazioni che forniscono una valida alternativa alla strada e che si occupano di stimolare e coltivare le predisposizioni artistiche che i bambini mostrano, tentando così di tramandare la cultura palestinese e di avviare un progetto comune, insieme alle famiglie e alle altre agenzie educative, che miri al benessere psico-fisico del bambino.
Shabab Radio, che ha prodotto il ciclo di trasmissioni, è una delle poche radio comunitarie attive in Palestina, che trasmette da Birzeit e irradia in tutta la zona di Ramallah. Gestita da un gruppo di giovani e di donne, si pone l’obiettivo di valorizzare il protagonismo dei giovani e delle donne nella società palestinese e di presentare il punto di vista della società civile in riferimento alla quotidianità del conflitto e degli avvenimenti nazionali.
Il problema del lavoro minorile in Palestina è purtroppo una questione assai radicata, che troppo spesso non viene presa in considerazione neanche dalle istituzioni che si occupano delle politiche sociali. Attraverso la voce di un operatore sociale e di un avvocato, viene spiegato che lavorare prima dell’età legale porta a conseguenze ed effetti devastanti per i bambini, sia dal punto di vista fisico, in quanto viene richiesto ai piccoli lavoratori uno sforzo fisico che va ben oltre le loro capacità reali di sopportazione, che da un punto di vista sociale e psicologico, poiché un bambino che lavora non solo è costretto a badare a sé stesso da solo, ma molto spesso ha anche una responsabilità verso gli altri. Vengono così violati quei diritti inalienabili dell’infanzia, quali il diritto all’istruzione, alla salute e alle cure parentali. Così, il bambino, fin da piccolo, ha una percezione assai distorta del mondo che lo circonda, si sente insicuro e sviluppa un modo errato di rapportarsi con il prossimo. L’enorme povertà che caratterizza la realtà palestinese spinge i bambini ad inserirsi prestissimo nel mondo del lavoro: secondo l’Istituto di Statistica Palestinese, i bambini lavoratori dai 5 ai 14 anni sono circa 40.000. Quali le misure cautelative da adottare per ovviare a questa realtà, o almeno sensibilizzare l’opinione pubblica e non solo?
Le precarie condizioni di vita del popolo palestinese, l’assenza di istruzione, la frammentazione sociale, sono solo alcuni dei fattori che si nascondono dietro la violenza sui bambini. Statistiche allarmanti riportano che in Palestina la violenza sui minori si manifesta in diversi luoghi: nelle scuole, al lavoro, in carcere, in strada, e, addirittura, all’interno di alcune istituzioni nate per sostenere gli orfani di guerra. Anche il peggioramento della situazione economica, politica e sociale che ha investito la Palestina negli ultimi anni, e la mancanza di norme specifiche atte a punire chi compie questo tipo di azioni, hanno contribuito a far diventare lo sfruttamento e la violenza sui minori dei fenomeni assai diffusi nella società palestinese. Per limitare i danni della violenza minorile sono presenti sul territorio nazionale diversi centri di sostegno ai bambini che, per quanto possibile, cercano di garantire loro un’infanzia normale e una crescita armoniosa. Il programma presenta anche alcune di queste esperienze.
In Palestina sono attive numerose organizzazioni che si occupano di stimolare e coltivare le predisposizioni che i bambini mostrano, tentando anche, in qualche modo, di sopperire alle eventuali mancanze familiari. Sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza esistono svariati centri che avvicinano i bambini alla musica, alla pittura, alla danza e a tutte le altre arti popolari. Protagonisti di questa puntata sono alcuni insegnanti e allievi di questi centri, dove si tengono corsi di teatro, di pittura, di dabka e di dalouna, le popolari danze e canzoni palestinesi e mediorientali, con l’obiettivo di preservare la cultura palestinese, facendola conoscere alle nuove generazioni e fornendo ai ragazzi gli strumenti più adatti per tramandarla. Anche le famiglie sono coinvolte in queste attività, poiché la scoperta del talento e delle attitudini dei bambini può favorire il loro successo nella vita ed accompagnare il processo di formazione culturale dei bambini.